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By Marcello. D'Orta

Ci sono tanti enigmi che avvolgono l. a. morte del grande poeta di Recanati: il mistero della conversione al cattolicesimo negli ultimi giorni della malattia, l. a. sparizione di alcuni scritti autografi che lo attesterebbero, il giallo delle esequie e della tomba. Leopardi morì all'età di 39 anni, in un periodo in cui il colera stava devastando los angeles città di Napoli. Il referto medico parlava in realtà di pericardite acuta. Grazie advert Antonio Ranieri, che fece interessare della questione il ministro di Polizia, le spoglie - così pare non furono gettate in una fossa comune, come le serious norme igieniche richiedevano, ma inumate nell'atrio della chiesa di San Vitale, sulla through di Pozzuoli presso Fuorigrotta. Nel 1939 los angeles tomba, spostata al Parco Vergiliano a Piedigrotta (altrimenti detto Parco della tomba di Virgilio) nel quartiere Mergellina, fu dichiarata monumento nazionale. Questa l. a. versione ufficiale. Marcello D'Orta, in un'indagine documentata, confuta l. a. versione ufficiale e apre ai lettori una diversa prospettiva.

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Questa, spaventata dall'aspetto del Poeta, e messa in allarme dalle sue numerose malattie (alcune delle quali di certo doveva ritenere infettive) intimò a Ranieri di farlo sloggiare al più presto. Per conto suo, Leopardi confessò all'amico di aver sorpreso la donna in camera sua la notte, intenta a rubare certe cose (di modesto valore, in verità, quali pettini e cesoie) da una cassetta di ferro. Ranieri non diede molto credito a questa rivelazione, considerando la "visione" del Poeta come un incubo notturno.

Già a vent'anni, infatti, scriveva: «Io mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo in quel tempo che mi s'andava formando e mi si doveva assodare la complessione. ) e non solamente i più, ma chicchessia è costretto a desiderare che la virtù non sia senza qualche ornamento esteriore, e trovandonela nuda affatto, s'attrista» (lettera a Pietro Giordani, 2 marzo 1818). A questo aspetto, a questo corpo che gli aveva procurato sofferenze fisiche e morali, Leopardi a un certo punto, anzi proprio negli anni napoletani, finì col non dare più importanza, trasformandosi in una sorta di barbone.

Questi (e altri) particolari indurranno il Patrizi a parlare di "ipoestesia affettiva". Ma torniamo al nostro racconto. Nonostante le rassicurazioni sulla propria salute, Giacomo dovette fare i conti con l'inverno che avanzava, cioè con il freddo e con l'umido, che erano suoi nemici da sempre. Allora pensò di rientrare a Napoli (dove pure aveva trascorso i mesi di giugno e luglio), ma il "ritorno" del colera glielo impediva: «Io ho notabilmente sofferto nella salute dall'umidità di questo casino nella cattiva stagione; né posso tornare a Napoli, perché chiunque v'arriva dopo una lunga assenza, è immancabilmente vittima della peste; la quale del rimanente ha guadagnato anche la campagna, e nelle mie vicinanze ne sono morte più persone» (lettera a Monaldo, 11 dicembre 1836).

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